
Adesso ho appena finito di leggere l’ articolo sul sito giornalettismo.com che vi voglio riproporre integralmente in quanto scritto molto bene e ci informa di una realtà a me, fino ad ora , sconosciuta. Buona lettura;
È un momento difficile per la Chevron Corporation, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, la quinta – per l’esattezza – ci fa sapere l’ Huffington Post. È forse una battaglia persa la sua, quella di voler insidiare (o addirittura impedire) l’uscita nelle sale di New York e di Los Angeles, il 9 ed il 18 settembre prossimi, di un film documentario che racconterà la verità sulle sue responsabilità in una delle tragedie ambientali più gravi nella storia del pianeta. Che, in sintesi, denuncerà al mondo l’atroce e stolto sgarbo da parte della compagnia petrolifera al polmone verde della terra, l’Amazzonia.
Non le servirà probabilmente a nulla il team di blogger e social PR mercenari, pagati per parlar male di “Crude”, (ovvero “greggio”) “il vero prezzo del petrolio”. Ha impiegato tre anni il regista Joe Berlinguer a realizzare questo docufilm che racconta la “Chernobyl delle Amazzoni” , come questo disastro è stato definito dagli esperti. Difatti un’ondata di cancro, aborti spontanei, difetti nella nascita, riduce allo stremo gli indios e i campesinos locali da anni. A loro, evidentemente, la Chevron non pensava tra il 1964 ed il 1990, quando riversava nelle acque litri di rifiuti di scarico tossici e petrolio grezzo. I numeri al riguardo sono allucinanti, incomprensibili. Si parla di 17, 18 miliardi di “toxic wastewater”, rifiuti tossici, riversati nel Rio delle Amazzoni. Non si curava della salute della popolazione delle foreste pluviali la compagnia petrolifera, quando, per aumentare il proprio profitto sui barili si adoperava con strumenti obsoleti, inquinanti, devastanti. Molto. Un gigante, un Golia di spudorata corsa al denaro ed al potere contestato, tra gli altri, da un giovane Davide che si chiama Pablo Fajardo, che è già o un eroe per molti. Nel 2008 ha ritirato un premio della CNN per la sua battaglia personale contro la Chevron. Lui il petrolio lo lavorava ed ha preso una laurea in giurisprudenza per corrispondenza per poter difendere la sua gente, per poter denunciare quanto costa davvero ed a chi costa davvero quel greggio. Si parla anche di lui nel lungometraggio che a Los Angeles ha già ricevuto una nomination come miglior documentario.
Andrà a rappresentare il docufilm lo stesso Pablo, che non è l’unico protagonista umano. In Crude c’è la natura e c’è la gente locale che vive ed ha vissuto questo dramma senza mai piegarsi del tutto. Resistendo. Ora denunciando. L’ Amazon Watch’s Clean Up Ecuador Campaign, associazione no profit in difesa dei diritti umani fondata nel 1966, che ha sponsorizzato tutto, e che da tempo è impegnata in una battaglia per rivelare le responsabilità della compagnia petrolifera nel disastro ambientale equadoriano, non è sola. A sforzarsi per consentire l’uscita nelle sale del film e la sua promozione ci sono altre associazioni ambientaliste. E poi c’è la rete, cui viene chiesto – scrive l’Huffington post – di sponsorizzare l’evento, di parlarne sui blog, di seguire la fan page di Crude su Facebook , di postarne il trailer. E così facciamo noi. Buona visione.









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